Food pairing: l’arte di abbinare i sapori in cucina 

Cos’hanno in comune un classico come prosciutto e melone e un abbinamento più insolito come cioccolato fondente e sale? Più di quanto sembri.
Entrambi funzionano grazie all’equilibrio tra sapori diversi, capaci di valorizzarsi a vicenda attraverso contrasti, aromi e consistenze. 

È proprio da questa idea che nasce il food pairing, un approccio diventato sempre più presente nella cucina contemporanea, dai ristoranti ai cocktail bar fino agli aperitivi e alle ricette preparate in casa. Negli ultimi anni chef, bartender e appassionati di cucina hanno iniziato a guardare gli ingredienti con occhi diversi, cercando accostamenti meno scontati e capaci di sorprendere. 

Quest’arte, però, non nasce solo con lo scopo di creare strani abbinamenti. A volte basta anche un piccolo contrasto per far emergere sfumature completamente nuove: una nota acida che alleggerisce un sapore grasso, un’erba aromatica che rende un frutto più fresco, oppure qualche fiocco di sale capace di esaltare le note più profonde del cacao. 

Le accoppiate vincenti della tradizione 

Prosciutto e melone, pere e parmigiano, miele e formaggi. Molti degli abbinamenti che oggi associamo al food pairing fanno parte della cucina italiana da secoli. 
Già nell’Ottocento Pellegrino Artusi li inseriva nei suoi ricettari, ma le radici affondano ancora più indietro, nella medicina antica, quando gli alimenti venivano combinati per bilanciare le loro proprietà. Ad esempio, il melone era considerato freddo e umido ed il prosciutto stagionato, caldo e sapido, veniva visto come il suo complemento naturale. Non solo gastronomia, quindi, ma quasi una forma di medicina a tavola. 

È la stessa logica che continua a rendere certi abbinamenti così riusciti ancora oggi. La freschezza acquosa del melone alleggerisce la componente grassa del prosciutto crudo. La dolcezza morbida della pera rende più elegante la sapidità intensa del parmigiano stagionato. Il miele accanto a un pecorino o a un gorgonzola non copre il formaggio: lo ammorbidisce quel tanto che basta per renderlo ancora più avvolgente. Non c’è una regola precisa, valgono l’istinto, l’esperienza ed il gusto.

E se guardiamo alle tradizioni gastronomiche locali, il discorso non cambia. Alcuni abbinamenti sono diventati veri simboli del territorio proprio perché riescono a unire sapori molto diversi tra loro. Succede con il Provolone del Monaco DOP accompagnato dal miele di castagno, ma anche con accostamenti più sorprendenti come melanzane e cioccolato, una combinazione presente in alcune ricette del Sud Italia dove il cacao amaro viene utilizzato per dare profondità e intensità ai piatti salati. Lo stesso vale per i fichi del Cilento accanto al capocollo: contrasti che possono sembrare insoliti, ma che a tavola trovano un equilibrio immediato. 

Non è un caso se i grandi chef italiani hanno continuato a lavorare proprio su questi contrasti. Gualtiero Marchesi prima, e Massimo Bottura poi, hanno dimostrato quanto ingredienti semplici e familiari possano acquisire un carattere completamente diverso attraverso piccoli dettagli: una consistenza inaspettata, un aroma che arriva in anticipo, una nota acida che sposta completamente il sapore del piatto. La tradizione, in questo senso, non è mai un vincolo ma un punto di partenza. 

È probabilmente questo l’aspetto più affascinante del food pairing: non complicare la cucina, ma trovare quel dettaglio capace di rendere un piatto più profondo, più vivo e più difficile da dimenticare. 

Gli accostamenti più insoliti della cucina contemporanea 

Il food pairing ha smesso di essere solo intuizione quando ha iniziato a diventare un vero approccio alla cucina. Uno dei nomi più legati a questa evoluzione è quello di Heston Blumenthal, chef del celebre The Fat Duck e fra i pionieri della cucina d’avanguardia contemporanea. Durante alcune sperimentazioni sugli abbinamenti tra dolce e salato, Blumenthal si accorse che il cioccolato bianco e il caviale, assaggiati insieme, funzionavano sorprendentemente bene. Un’analisi successiva rivelò che i due ingredienti condividevano alcune molecole aromatiche e da lì prese forza l’idea che anche gli abbinamenti più insoliti ed all’apparenza incompatibili, potessero avere una logica precisa. 

Da allora la lista degli abbinamenti insoliti si è allungata sempre di più. Salmone e liquirizia. Anguria e feta. Fragole e basilico. Pesca e rosmarino. Abbinamenti che sulla carta sembrano quasi sbagliati, ma che al primo assaggio riescono spesso a trovare un equilibrio molto più naturale del previsto. 

L’anguria con la feta è forse uno degli esempi più riusciti nella cucina di tutti i giorni. La dolcezza fresca e acquosa della frutta incontra la sapidità compatta del formaggio greco creando un contrasto fresco e molto naturale. Bastano qualche foglia di menta fresca, una spruzzata di lime o un filo d’olio extravergine per trasformare ingredienti semplici in un piatto estivo che sa già di aperitivo all’aperto. 

Anche fragole e basilico seguono lo stesso principio. Le note erbacee e aromatiche del basilico non coprono la fragola, ma la rendono più viva, più fresca, quasi più profumata. È il motivo per cui questo abbinamento compare sempre più spesso non solo nei dessert, ma anche nei cocktail pairing, nelle insalate e negli aperitivi contemporanei. 

Lo stesso succede con il cioccolato fondente e qualche fiocco di sale marino. Il sale non serve a rendere il gusto salato, ma a far emergere le note più profonde del cacao, amplificando la parte tostata e aromatica del cioccolato. Basta pochissimo per far emergere sfumature completamente diverse del cacao. 

Più delicato, ma sempre più presente nella cucina contemporanea, è invece l’abbinamento tra pesca e rosmarino. La dolcezza morbida della frutta matura incontra le note balsamiche e resinose dell’erba aromatica creando un equilibrio che ricorda immediatamente l’estate: una grigliata all’aperto, una bruschetta con miele e formaggio fresco, oppure un cocktail servito al tramonto. 

In fondo, che si tratti di un ristorante stellato o di una cucina di casa: alcuni ingredienti riescono a valorizzarsi proprio grazie alle loro differenze. 

Food pairing e aperitivo: gli abbinamenti tra drink e cibo 

Sempre più spesso, quando si parla di abbinamenti, non ci si ferma al solo cibo. Il cocktail pairing, cioè l’arte di abbinare drink e cibo, è diventato parte dell’esperienza gastronomica contemporanea, soprattutto nel momento dell’aperitivo. 

Un drink ben costruito può valorizzare un piatto esattamente come fa un vino, e a volte anche meglio. Un bitter con note agrumate accompagna bene finger food freschi o tartine con formaggi cremosi. Un gin botanico funziona con verdure marinate, carpacci delicati ed erbe aromatiche. Un distillato affumicato accompagna bene salumi stagionati e sapori più decisi. 

Anche il vino del territorio può entrare perfettamente in questa logica. Una Falanghina fresca e minerale dialoga bene con mozzarella di bufala campana, verdure grigliate o taglieri dai sapori delicati. Un Fiano più strutturato riesce invece a sostenere formaggi stagionati, alici marinate o preparazioni più aromatiche. Un calice di Franciacorta con fritti di mare, un Barolo accanto alla carne brasata oppure un Passito servito con erborinati intensi. Non serve essere esperti: a volte basta assaggiare e capire quali sapori riescono davvero a valorizzarsi a vicenda. 

È anche questo che rende l’aperitivo uno dei momenti più creativi a tavola: pochi ingredienti, poco tempo e la possibilità di creare qualcosa di sorprendente quasi senza accorgersene. 

Come trovare nuovi abbinamenti facendo la spesa 

Sperimentare il food pairing non richiede ingredienti introvabili o tecniche elaborate. Molto spesso tutto parte da un gesto quotidiano come fare la spesa. Camminare tra i reparti con un’idea in testa, anche vaga, cambia il modo di guardare gli ingredienti: una frutta particolarmente profumata può suggerire un contrasto con qualcosa di sapido, un formaggio locale può diventare il punto di partenza per costruire una cena diversa dal solito. 

Fare la spesa diventa anche un modo per immaginare nuovi abbinamenti e partire dalla stagionalità aiuta molto. Una pesca matura d’estate, i fichi a settembre o le fragole nel loro momento migliore hanno aromi più intensi e riconoscibili, e questo rende ogni abbinamento più naturale. 

Anche le erbe aromatiche possono cambiare completamente il risultato finale. Basilico, menta, rosmarino, timo o dragoncello riescono a collegare ingredienti molto diversi tra loro creando un filo aromatico comune. A volte bastano poche foglie per dare più profondità a un piatto semplice. 

E poi ci sono gli opposti: dolce e salato, caldo e freddo, morbido e croccante. È lì che nascono molti degli abbinamenti più riusciti. Non servono rivoluzioni in cucina. A volte basta un filo di miele sopra un formaggio stagionato, qualche goccia di aceto balsamico sulle fragole o una foglia di menta accanto all’anguria per accorgersi che un abbinamento funziona. 

Perché il food pairing piace così tanto? 

Il food pairing non è una scienza esatta, né una moda destinata a sparire in poco tempo: è soprattutto un modo diverso di guardare gli ingredienti e di vivere la cucina quotidiana, con un po’ più di attenzione e curiosità. 

Alcuni abbinamenti li scopre la tradizione, altri nascono nei ristoranti stellati o nei cocktail bar. Altri ancora vengono fuori quasi per caso, magari una sera qualsiasi, aprendo il frigorifero e provando qualcosa che fino al giorno prima sembrava strano. In fondo è proprio questo il bello del food pairing: non esiste un abbinamento perfetto valido per tutti. Esiste quello che funziona per il proprio gusto, nella propria cucina, con gli ingredienti della stagione che si ha davanti. A volte basta davvero poco per scoprire un sapore che fino a quel momento sembrava impensabile. 

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